Che bello, chiamarti: “Mamma!”

25 11 2012

“Quante volte ho confidato a questa Madre le penose ansie del mio cuore agitato, e quante volte mi ha consolato!  Nelle maggiori afflizioni mi sembra di non aver più madre sulla terra, ma di averne una molto pietosa in Cielo” (San Pio da Pietralcina, Ep. I, p.276).

Quando tutto quanto ti cade addosso, le amicizie di più luga data vengono meno, la vita quotidiana diventa un camminare nella nebbia e anche la preghiera fa fatica a decollare, Maria è lì con noi ad esercitare quella specialissima vocazione datele dal suo Figlio in Croce: “Ecco tuo figlio”.  Maria, nome carico di affetto e di storia, di consolazione e di sicura speranza! Sì, noi abbiamo il coraggio di chiamarti: “Mamma nostra!”





Milano domenicana: alla scoperta di una presenza viva

6 10 2012

Quando si parla dei domenicani a Milano, è molto comune parlare della Basilica di Santa Maria delle Grazie e del Cenacolo di Leonardo. Ma pochi sanno che, precedente a questa, c’è stata un’altra presenza molto significativa nel Convento di Sant’Eustorgio, antica già antica chiesa cristiana. La basilica sorse lungo la via per ‘Ticinum‘, in una necropoli tardoantica cristianizzata. Secondo la tradizione, fu fondata dal vescovo di Milano Eustorgio I (345-348 ca.), il quale vi avrebbe poi avuto sepoltura; altre ipotesi però spostano la datazione al V secolo o addirittura al VI, all’epoca del vescovo Eustorgio II (512-518).
Nel primo ventennio del XIII secolo la chiesa era officiata da quattro canonici.  Nel 1220 fu assegnata ai domenicani, giunti a Milano ed in cerca di una sede; nel 1227 l’arcivescovo Enrico Settala fuse definitivamente il capitolo canonicale di Sant’Eustorgio con quello della basilica di San Lorenzo, trasferendolo in quest’ultima e lasciando quindi il complesso eustorgiano nelle mani dei soli frati. Il nuovo insediamento domenicano raggiunse in breve tempo grande popolarità sia per esser stato uno dei conventi dei frati predicatori di fondazione più antica (San Domenico era ancora in vita), sia per l’attiva predicazione dei frati contro l’eresia, che dovette essere assai efficace se già nel 1228 papa Gregorio IX elesse il convento milanese a sede dell’Inquisizione lombarda.
Ai frati fu affidato l’incarico di nominare gli inquisitori contro gli eretici. Nel convento avevano sede due confraternite (la “societas fidelium“, con incarichi relativi all’Inquisizione, e la congregazione della Vergine), lo “studium logicae” e lo “studium philosophiae moralis“.
Galvano Fiamma, autore di un’opera che celebra le imprese dei Visconti, era un frate di Sant’Eustorgio; molte famiglie nobili scelsero il convento per la costruzione delle loro cappelle, tra cui quella della famiglia Torriani.
Centro della provincia domenicana di San Pietro Martire o di Lombardia superiore, nel XV secolo il convento iniziò a declinare, soprattutto per il “non adeguamento” al nuovo corso riformatore dell’Osservanza, declino di cui è riprova il trasferimento, nel 1559, del Tribunale dell’Inquisizione ai domenicani osservanti di Santa Maria delle Grazie.
Soppresso nel 1797 il convento, rimase la parrocchia; a partire dall’Ottocento i vastissimi locali del complesso conventuale vennero occupati dalle carte dell’Archivio giudiziario, che andarono completamente distrutte nel corso dei bombardamenti del 1943.
Sant’Eustorgio gestiva altresì un ospedale, testimoniato a partire dal XII secolo, che passò nel 1227 alla canonica di San Lorenzo insieme al capitolo e infine venne ceduto alle religiose del convento di Santa Maria delle Veteri.





Chi ben incomincia…. meditazioni sull’umiltà e l’orgoglio

9 09 2012

Iniziare è il punto. Come? Ponendo bene le fondamenta del nostro costruire. Se esse sono solide e ben radicate, la casa sorgerà salda e potrà essere abitata, non solo da me ma anche dai miei fratelli. Il fondamento della nostra Comunità Giovanile Domenicana a Santa Maria delle Grazie, deve ritrovarsi nell’umiltà. Questa si presenta sempre a noi come un qualcosa di bello e di facile esercizio, ma la tradizione della Chiesa ci insegna che la via dell’umiltà, passa per la dolorosa e feconda valle delle umiliazioni picccoli o grandi. Tutte queste hanno come obiettivo sconfiggere l’antico nostro conquilino: l’orgoglio. Ma cerchiamo di capire meglio. Dio esalta proprio nel momento in cui umilia. Se l’anima si lascia guidare, se obbedisce, se accetta la purificazione con fermezza, se vive della fede, vedrà una luce insospettata, davanti alla quale, poi, penserà stupefatta di essere stata fino ad allora cieca dalla nascita. Se la pazienza è la vie che conduce alla pace e lo studio il sentiero che conduce alla scienza, l’umiliazione è l’unica via che conduce all’umiltà. Ci occorre, se vogliamo una vera e autentica vita spirituale, una preoccupazione molto attuale e molto ferma di umiltà .L’umiltà è quella che conduce a domandarci come dobbiamo reagire per trarre il maggior frutto possibile nella nostra vita spirituale davanti alle umiliazioni che il Signore ci fa sentire. Vi sono momenti (momenti delicati) nella vita spirituale, in cui l’anima si sente profondamente umiliata. Si aprono gli occhi della nostra anima su ciò che senza volere siamo, su ciò che senza volere sentiamo, e su ciò che, anche se lo detestiamo ci attrae. In circostanze di maggiore raccoglimento, nelle giornate di ritiro, in periodi di esercizi spirituali, è facile che il nostro Signore ponga le anime in questo cammino, per farle crescere nell’umiltà e far loro approfondire la conoscenza di sé. In quelle circostanze, ricordati della frase che ti dico ora: qui vi è il dito di Dio! Non dimenticare che l’amore che Dio ha per te a darti queste luci di conoscenza dite, questo sentimento di ciò che sei stato o di ciò che sei, questa umiliazione che con la sua forza spingerà la tua anima per il cammino dell’umiltà. Non dimenticare che questo trattamento il Signore lo riserva a coloro che ama di più dicendo: “Io tutti quelli che amo li rimprovero”. Perciò dobbiamo sempre dire grazie, perché mi hai umiliato. Non pensare di essere peggiore ora che vedi ciò che prima non vedevi, sei migliore, o, per lo meno, sei in ottime condizioni per migliorare. Quale deve essere la nostra disposizione spirituale davanti alle umiliazioni interne ed esterne che minacciano la pace e la tranquillità della nostra vita interiore?

La nostra prima reazione di fronte a tutto ciò deve essere una reazione di umiltà. E non solo accettare l’umiliazione, ma amarla, amare la nostra stessa miseria e giungere per quella via a rendere grazie al Signore perché ci fa conoscere come in realtà siamo.

Che mancanza di umiltà di cuore dimostreremmo, se ci ribellassimo contro quello stato di umiliazione in cui la bontà e la provvidenza di Dio vogliono porre la nostra anima perché maturi e si unisca di più a Lui! Non giustificarli! Non giustificarti davanti alla tua anima sola e umiliata!

Affoga nell’umiltà codesto ragionamento superbo che chiuderà, apparentemente, una ferita mal cicatrizzata. Disperdi coraggiosamente il contrattacco dell’orgoglio che vuole recuperare le posizioni che il tuo amor proprio ha perduto. Renditi conto che questa è l’ora di Dio. E non devi nemmeno scoraggiarti davanti all’umiliazione. La sfiducia arrecherebbe un terribile danno alla tua lotta ascetica e alla tua vita di apostolato dopo aver reagito con umiltà di cuore e avere evitato, ancora con l’umiltà, gli scogli che ti ho ora indicato, risorgeremo con grande fiducia. Sentiamo con San Paolo la forza e la spinta della virtù della speranza che, come il vento del mare, gonfia le vele della nave della nostra vita interiore. Adesso che sono più cosciente della mia debolezza potrò appoggiarmi efficacemente alla fortezza di Dio. E non conosco parole più appropriate per questo momento spirituale che quelle di Pietro a Cristo, parole di amore contrito e fiducioso, nel suo primo incontro dopo la triplice negazione: “Signore, tu sai tutto; tu sai che ti amo!” L’umiltà e la fiducia conducono per mano la nostra anima alla gioia ed alla decisione. La gioia strappa alla nostra anima le parole allegre di San Paolo: mi vanterò ben volentieri delle mie debolezze.





La spiritualità viaggia on line

6 07 2012

Siti cattolici, consigli spirituali, sacerdoti su Facebook e il Vaticano su youtube. Come si vive la spiritualità al tempo di internet e delle nuove tecnologie.

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E’ il nuovo che ci fa vivi

24 06 2012

Oggi la Chiesa ci presenta una festa particolare: la Nascita di Giovanni Battista. Una figura chiave, importante, che segna il passaggio fra Antico e Nuovo Testamento. Il “Sì” di Giovanni il Battezzatore alla volontà di Dio, si innesta in un “sì” che lo’ha preceduto: quello di suo padre Zaccaria. Zaccaria, il padre del Battista, è un sacerdote del tempio.
Zaccaria (zakar=ricordare: Dio davvero si ricordò di lui!) era sposato con Elisabetta (=Dio è pienezza: e così realmente fu!) e il vangelo dice che erano giusti e che “osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore” (Lc 1,6). Giusto non ha il senso di giustizia che ha per noi, ma indica colui che rispetta per filo e per segno tutte le regole religiose. Allora: Zaccaria è un ebreo d.o.c. perché rispetta tutte i 613 precetti religiosi. Lui sì che li rispetta tutti, non come gli altri sacerdoti. E pensando a come si comportavano i sacerdoti del tempo, era veramente degno di nota il suo comportamento! Quindi: è un buon uomo, un buon religioso, un buon credente e un uomo giusto. Ma non è felice!Una famiglia così è perfetta, da Beverly Hills: non le si può appuntare nulla. Sono il massimo, l’esempio, il meglio. Ha tutto, a parte una cosa: la vitalità.
E infatti Zaccaria ed Elisabetta non hanno figli. Sono sterili (Lc 1,7). Nella Bibbia Dio punisce l’empio con la sterilità (Gb 15,34). La sterilità fuori, è segno di quella interiore.  Alcune persone pur vivendo sono senza vita: non sanno più ridere, Leggi il seguito di questo post »





“Dov’è la mia stanza?”

10 06 2012

“Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”


Sta per essere arrestato e ucciso il Maestro. I suoi non lo sanno, non se ne accorgono, sono troppo concentrati su loro stessi per vedere – davvero – ciò che sta per succedere. Gesù, invece, ha ormai piena consapevolezza che tutto volge al termine, che sta per compiere il dono più grande, il dono della sua stessa vita. Servirà? Capirà, l’uomo, che Dio lo ama liberamente, senza condizioni? Saprà l’uomo, infine, arrendersi all’evidenza di un Dio donato? Si avvicina la Pasqua: Gesù sa che non riuscirà a celebrarla con i discepoli. Decide di Leggi il seguito di questo post »





Messaggio per tutte le Comunità Giovanili Domenicane

24 04 2012

Carissimi Giovani Domenicani che, a vario titolo, frequentate i nsotri conventi: siate i benvenuti. Con questo breve messaggio vorrei raggiungervi e parlare un po’ con ciascuno di voi. La vostra presenza è un gran bel dono e una grande responsabilità. Tenete alta la vostra vocazione cristiana e domenicana. Buona visione!