E’ il nuovo che ci fa vivi

24 06 2012

Oggi la Chiesa ci presenta una festa particolare: la Nascita di Giovanni Battista. Una figura chiave, importante, che segna il passaggio fra Antico e Nuovo Testamento. Il “Sì” di Giovanni il Battezzatore alla volontà di Dio, si innesta in un “sì” che lo’ha preceduto: quello di suo padre Zaccaria. Zaccaria, il padre del Battista, è un sacerdote del tempio.
Zaccaria (zakar=ricordare: Dio davvero si ricordò di lui!) era sposato con Elisabetta (=Dio è pienezza: e così realmente fu!) e il vangelo dice che erano giusti e che “osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore” (Lc 1,6). Giusto non ha il senso di giustizia che ha per noi, ma indica colui che rispetta per filo e per segno tutte le regole religiose. Allora: Zaccaria è un ebreo d.o.c. perché rispetta tutte i 613 precetti religiosi. Lui sì che li rispetta tutti, non come gli altri sacerdoti. E pensando a come si comportavano i sacerdoti del tempo, era veramente degno di nota il suo comportamento! Quindi: è un buon uomo, un buon religioso, un buon credente e un uomo giusto. Ma non è felice!Una famiglia così è perfetta, da Beverly Hills: non le si può appuntare nulla. Sono il massimo, l’esempio, il meglio. Ha tutto, a parte una cosa: la vitalità.
E infatti Zaccaria ed Elisabetta non hanno figli. Sono sterili (Lc 1,7). Nella Bibbia Dio punisce l’empio con la sterilità (Gb 15,34). La sterilità fuori, è segno di quella interiore.  Alcune persone pur vivendo sono senza vita: non sanno più ridere, sorridere, commuoversi; non sanno fare qualche piccola pazzia; non sanno lasciarsi andare agli slanci e agli entusiasmi; sono cinici, professionali, freddi, calcolatori; non sanno più lasciarsi riscaldare dall’amore, ecc. Molti uomini hanno perso la gioia di vivere, il gusto di sapere e di conoscere, il desiderio di migliorarsi, la forza per superare i propri ostacoli: sono vuoti.
La tua vitalità è qui, in te ma tu sei altrove. E quando si è lontani da sé si è tristi, insicuri e dispersi. E più una vita pesa e più è vuota.  Zaccaria ed Elisabetta sono così: talmente religiosi che sono vuoti, senz’anima.
Quando l’angelo arriva Zaccaria reagisce come un uomo freddo, secco, sterile: “Come posso conoscere questo?” (Lc 1,18). Dentro non ha speranza, non ha slancio, ha solo cinismo. “Nessuno ti cambia la vita; gira e rigira sono sempre le solite cose; niente di nuovo sotto il sole; bisogna essere realisti; bisogna accontentarsi; l’amore passa nel tempo“. Zaccaria è un uomo spento.
Ma allora ci chiediamo: a cosa serve tutta la sua preghiera? E tutto il suo essere così religioso? A poco. C’è una preghiera che è un rito rassicurante, un po’ ossessiva, che compensa le paure interne, cristallizzandoti e rinforzando la tua paura. Questa preghiera non ti cambia, ti rinforza solo in ciò che già credi, per questo è rassicurante. C’è, invece, una preghiera che è un incontro con Dio: questo ti cambia la vita, che ti fa diverso, più vitale e fiducioso. Dio è la “buona novella“: è buona perché è nuova, perché ti spinge sempre oltre e ti fa sempre “oltre”.
Un giorno a Zaccaria appare l’angelo del Signore (=Dio stesso) e gli dice: “Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio che chiamerai Giovanni” (Lc 1,13). Zaccaria dovrebbe essere l’uomo più felice del mondo: la cosa che più desiderava, gli arriva. E invece no! Infatti gli risponde: “Come è possibile? Io sono vecchio e mia moglie avanti negli anni” (Lc 1,18). Perché Zaccaria rifiuta ciò che da sempre aspettava? Perché ciò che chiede ha delle conseguenze. Spesso noi vorremmo delle cose, ma non le conseguenze di ciò che chiediamo.
Cos’è che Zaccaria non accetta della nascita di Giovanni, il figlio tanto desiderato? Quando l’angelo gli appare gli dice due cose che lui non si aspetta.
1. “Lo chiamerai Giovanni“. Zaccaria quando sente questo dice: “Eh no! Perché devo chiamarlo come vuoi tu?”. Zaccaria capisce il senso di tutto ciò: cambiando nome, Dio rompe quella linea genealogica. Il vostro modo di vivere è sterile, vuoto, mortale: io lo cambio. Einstein diceva: “E’ più facile per un uomo spezzare l’atomo, che ciò che crede”.
2. L’angelo gli dice che il compito di Giovanni Battista sarà quello di “ricondurre i cuori dei padri verso i figli” (Lc 1,16). Qui Lc cita Malachia dove si dice di “ricondurre sì i cuori dei padri verso i figli” ma anche “il cuore dei figli verso i padri” (Ml 3,24). Perché qui invece solo i padri verso i figli? Perché i figli ora (cioè il Battista) non continueranno più la discendenza padri-figli: prima i figli erano i portatori e i continuatori dell’eredità materiale, spirituale, valoriale, ideale, dei padri; ma adesso saranno i padri che dovranno convertirsi ai figli (Zaccaria a suo figlio Giovanni; Maria a suo figlio Gesù). L’evoluzione avviene in due sensi: da quelli prima a quelli dopo. Il genitore al figlio; il maestro al discepolo; l’insegnante all’alunno; chi ha esperienza a chi non ce l’ha. E’ la trasmissione della tradizione, di tutto ciò che faticosamente quelli prima di noi hanno imparato e vissuto. E’ un grande patrimonio: il patrimonio dell’esperienza.
Ma anche da quelli dopo a quelli prima: Gesù a Maria; Giovanni a Zaccaria; il vangelo al mondo ebraico; il figlio insegna al padre; il giovane insegna al vecchio, ecc. E’ la trasmissione del nuovo: il più giovane vive il nuovo e lo insegna a quelli prima di lui. E’ il patrimonio della novità.
Bisogna lasciare che quelli “più piccoli; più giovani” ci insegnino. Bisogna essere flessibili e non ritenersi gli unici depositari della verità. Bisogna avere l’umiltà che “quelli sotto di noi” ci insegnino cose che noi non sappiamo. Bisogna accettare che quelli “non preparati come noi” a volte sanno cose che noi non sappiamo. Ma Zaccaria non lo accetterà. E diverrà muto (1,22). E’ vecchio, ma non fuori, dentro. Lui ha già stabilito tutto e non c’è più spazio per il nuovo. E’ già morto.
Questo vangelo è all’inizio del vangelo di Lc e non a caso è qui. Chi infatti incontrerà Gesù? I religiosi? I sacerdoti? Quelli tutti d’un pezzo? Quelli pieni di certezze? Nessuno di loro.
Lo incontreranno gli impuri, i pagani (Mt 8,1-13), le prostitute e i miscredenti (Mc 2,15-17; Mt 11,19), gli eretici e i samaritani (Gv 4), i ladri (Lc 19,1-10; Mc 2,13-15), cioè tutti e solo coloro che erano disponibili ad uscire dalle loro strade fatte, preconfezionate e già stabilite.
Elisabetta comunque rimane incinta (Lc 1,24). Il vangelo di oggi è la prosecuzione: Elisabetta partorisce (Lc 1,57). Qui viene descritta non tanto la nascita del Battista ma la sua circoncisione (Lc 1,59). Infatti all’ottavo giorno la Legge prescriveva di circoncidere il neonato (Gn 17, l2; Lv 12,3; Fil 3,5). Con questo rito il bambino maschio veniva ammesso alla comunità di Israele e alla Legge. Il rito veniva normalmente compiuto dal capofamiglia, assistito dai parenti e dalla gente del vicinato. Ecco perché ci sono i parenti e vicini (Lc 1,59). In questa occasione il capofamiglia imponeva il nome al figlio. Le donne non avevano autorità su tutto questo. Tutti si aspettano che Zaccaria dia a suo figlio il suo nome: è la prassi comune. E’ il segno di una tradizione che continua. Ma interviene Elisabetta: “No, non si chiamerà come suo padre. Si chiamerà Giovanni“.  Vedete: ogni rottura (di rito, di tradizione, di uso, di consuetudine) comporta scombussolamento e rifiuto.”La verità (e lo stesso per la novità) passa per tre gradini: dapprima viene ridicolizzata; poi viene violentemente contrastata; infine viene accettata come ovvia” (Schopenhauer).
Allora i parenti e i vicini cercano conforto e aiuto in Zaccaria (Lc 1,62). E pensano: “Lo sappiamo suo padre non sarà d’accordo con Elisabetta, sua moglie“. E quando gli chiedono come vogliono che si chiami, visto che non può parlare, prende una tavoletta e scrive: “Giovanni è il suo nome!” (Lc 1,63). Zaccaria ha capito. E proprio perché ha permesso al nuovo di cambiarlo e di farlo diverso, torna a parlare (Lc 1,64), e non solo parlerà ma addirittura canterà pieno di Spirito Santo il Benedictus (Lc 1,67-79). E l’uomo muto (Zaccaria) quando sarà vivo, come Maria che canta il magnificat (Lc 1,46-55) o Elisabetta (1,42-45), canterà.
Cosa può voler dire per noi questo vangelo? E’ il nuovo che ci fa vivi!
Vangelo vuol dire buona nuova. E Gesù fu rifiutato non perché il suo messaggio era buono, ma perché era nuovo. Eppure noi abbiamo bisogno proprio del nuovo.
Se tu nell’amore hai un solo modo di rapportarti (sempre con lo scontro oppure sempre accondiscendente oppure sempre in chiusura o sempre in attacco), non puoi che ottenere sempre i soliti risultati. Ma se tu impari un modo nuovo avrai più possibilità di riuscita. E se impari dieci strategie per rapportarti, avrai dieci possibilità in più.
Se tu basi la tua fede solo su quello che hai imparato a catechismo tanti anni fa, non è male, ma è molto poco. Se tu oggi impari qualcosa di nuovo, leggi, studi, ti informi, ti aggiorni, allora allarghi la tua fede, allora puoi comprendere di più e meglio chi è Dio, Gesù e il Vangelo.
Se non c’è il nuovo ci si abitua a morire, lentamente, senza accorgersene, inesorabilmente, fino ad essere sterili, muti, vuoti completamente.

Fradavideop

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