Chi ben incomincia…. meditazioni sull’umiltà e l’orgoglio

9 09 2012

Iniziare è il punto. Come? Ponendo bene le fondamenta del nostro costruire. Se esse sono solide e ben radicate, la casa sorgerà salda e potrà essere abitata, non solo da me ma anche dai miei fratelli. Il fondamento della nostra Comunità Giovanile Domenicana a Santa Maria delle Grazie, deve ritrovarsi nell’umiltà. Questa si presenta sempre a noi come un qualcosa di bello e di facile esercizio, ma la tradizione della Chiesa ci insegna che la via dell’umiltà, passa per la dolorosa e feconda valle delle umiliazioni picccoli o grandi. Tutte queste hanno come obiettivo sconfiggere l’antico nostro conquilino: l’orgoglio. Ma cerchiamo di capire meglio. Dio esalta proprio nel momento in cui umilia. Se l’anima si lascia guidare, se obbedisce, se accetta la purificazione con fermezza, se vive della fede, vedrà una luce insospettata, davanti alla quale, poi, penserà stupefatta di essere stata fino ad allora cieca dalla nascita. Se la pazienza è la vie che conduce alla pace e lo studio il sentiero che conduce alla scienza, l’umiliazione è l’unica via che conduce all’umiltà. Ci occorre, se vogliamo una vera e autentica vita spirituale, una preoccupazione molto attuale e molto ferma di umiltà .L’umiltà è quella che conduce a domandarci come dobbiamo reagire per trarre il maggior frutto possibile nella nostra vita spirituale davanti alle umiliazioni che il Signore ci fa sentire. Vi sono momenti (momenti delicati) nella vita spirituale, in cui l’anima si sente profondamente umiliata. Si aprono gli occhi della nostra anima su ciò che senza volere siamo, su ciò che senza volere sentiamo, e su ciò che, anche se lo detestiamo ci attrae. In circostanze di maggiore raccoglimento, nelle giornate di ritiro, in periodi di esercizi spirituali, è facile che il nostro Signore ponga le anime in questo cammino, per farle crescere nell’umiltà e far loro approfondire la conoscenza di sé. In quelle circostanze, ricordati della frase che ti dico ora: qui vi è il dito di Dio! Non dimenticare che l’amore che Dio ha per te a darti queste luci di conoscenza dite, questo sentimento di ciò che sei stato o di ciò che sei, questa umiliazione che con la sua forza spingerà la tua anima per il cammino dell’umiltà. Non dimenticare che questo trattamento il Signore lo riserva a coloro che ama di più dicendo: “Io tutti quelli che amo li rimprovero”. Perciò dobbiamo sempre dire grazie, perché mi hai umiliato. Non pensare di essere peggiore ora che vedi ciò che prima non vedevi, sei migliore, o, per lo meno, sei in ottime condizioni per migliorare. Quale deve essere la nostra disposizione spirituale davanti alle umiliazioni interne ed esterne che minacciano la pace e la tranquillità della nostra vita interiore?

La nostra prima reazione di fronte a tutto ciò deve essere una reazione di umiltà. E non solo accettare l’umiliazione, ma amarla, amare la nostra stessa miseria e giungere per quella via a rendere grazie al Signore perché ci fa conoscere come in realtà siamo.

Che mancanza di umiltà di cuore dimostreremmo, se ci ribellassimo contro quello stato di umiliazione in cui la bontà e la provvidenza di Dio vogliono porre la nostra anima perché maturi e si unisca di più a Lui! Non giustificarli! Non giustificarti davanti alla tua anima sola e umiliata!

Affoga nell’umiltà codesto ragionamento superbo che chiuderà, apparentemente, una ferita mal cicatrizzata. Disperdi coraggiosamente il contrattacco dell’orgoglio che vuole recuperare le posizioni che il tuo amor proprio ha perduto. Renditi conto che questa è l’ora di Dio. E non devi nemmeno scoraggiarti davanti all’umiliazione. La sfiducia arrecherebbe un terribile danno alla tua lotta ascetica e alla tua vita di apostolato dopo aver reagito con umiltà di cuore e avere evitato, ancora con l’umiltà, gli scogli che ti ho ora indicato, risorgeremo con grande fiducia. Sentiamo con San Paolo la forza e la spinta della virtù della speranza che, come il vento del mare, gonfia le vele della nave della nostra vita interiore. Adesso che sono più cosciente della mia debolezza potrò appoggiarmi efficacemente alla fortezza di Dio. E non conosco parole più appropriate per questo momento spirituale che quelle di Pietro a Cristo, parole di amore contrito e fiducioso, nel suo primo incontro dopo la triplice negazione: “Signore, tu sai tutto; tu sai che ti amo!” L’umiltà e la fiducia conducono per mano la nostra anima alla gioia ed alla decisione. La gioia strappa alla nostra anima le parole allegre di San Paolo: mi vanterò ben volentieri delle mie debolezze.

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